Gian Marco Chiocci

Gian Marco Chiocci

Direttore di Adnkronos

    Comincia giovanissimo alle Gazzette toscane (di Longarini), scrive per la Gazzetta di Prato e di Firenze

    Dopodiché va a fare una lunga “sostituzione estiva” al Tempo in Abruzzo e lavora a L’Aquila, Pescara, Teramo e Chieti

    Quindi verso la metà degli anni ’80 è chiamato a lavorare al Tempo a Latina (e Frosinone)

    Poi finisce a Roma dove si occupa di cronaca e giudiziaria, e qui sul fine degli anni ’80, è autore dei primi scoop e delle prime grandi inchieste sulla nera, la sanità, lo sport

    L’esperienza a Il Tempo è breve perché il quotidiano romano (di cui Chiocci diventerà direttore parecchi anni dopo) è in fase di forte ristrutturazione, ed essendo l’ultimo arrivato è il primo a finire nella lista degli “epurandi” anche a seguito di una inchiesta giornalistica scomoda

    Si ritrova così a lavorare al nuovo quotidiano L’Informazione di Mario Pendinelli, ma anche in questo caso il foglio ha vita breve.

    Nel 1994 Vittorio Feltri gli offre la possibilità di lavorare al Giornale di Milano dove Chiocci si fa notare per una inchiesta storica, nota con il nome di Affittopoli (case di enti previdenziali affittate a prezzi di favore a politici, sindacalisti, ministri, boiardi di stato, giornalisti) che oltre a raddoppiare le copie del giornale fondato da Montanelli garantisce allo stesso Chiocci l’assunzione immediata allorché Massimo D’Alema, coinvolto nello scandalo immobiliare, lascerà l’appartamento dell’ente previdenziale.

    Qui, nel celebre quotidiano milanese, Chiocci crescerà velocemente fino a diventare il più giovane inviato speciale della storica testata.  Autore di celebri scoop nel campo della cronaca giudiziaria, fino a quando è rimasto in attività come inviato del Giornale è stato, per il suo lavoro, il giornalista più perquisito e intercettato d’Italia. Nel 2010 firma l’inchiesta che ha segnato giudiziariamente la storia politica della seconda repubblica: la casa di Montecarlo di Fini e Tulliani. Ed è proprio quell’inchiesta che convincerà l’editore del Tempo, Domenico Bonifaci, ad assumerlo nel 2013 come direttore nel quotidiano dove Chiocci aveva iniziato 20 anni prima.

    Nel foglio romano di piazza Colonna, Chiocci vi resta 5 anni rianimando un giornale morto e senza copie e lasciandolo a 17mila copie attraverso scoop, inchieste, battaglie, campagne controcorrente, storiche copertine e innovazioni (tipo il vignettista Osho)

    Da novembre di quest’anno è il direttore di Adnkronos, la seconda agenzia di stampa del Paese.